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martedì, 27 novembre 2007

- Dove finiscono i palloncini che volano? -


C'era una volta un palloncino che non sapeva volare .
Gonfio e tondo rimbalzava, rotolava, saltellava soffiato dal vento, ma non volava . Era fiero solo di quella sua codina: di quel suo nodo che non faceva uscire un soffio di aria . Quasi snobbava quei simili che, legati malamente, dopo un po' si afflosciavano .

Testa all'insù guardava gli altri palloncini che quel giorno si libravano alti nel cielo . Aveva il faccino triste, e gli angoli della bocca all'insù, disegnati con un pennarello da un bambino dispettoso, improvvisamente scesero in giù .
Ma non si dava per vinto il palloncino . Al primo refolo di vento saltava, tentando di prendere la corrente e riuscire a volare . E prova che ti riprova che ti riprova, non si accorgeva che quella per lui era diventata una mania .
Voleva vedere da vicino le nuvole, voleva sorridere al sole e spendeva tutto il suo tempo a rimbalzare e a correre di qui e di li per rincorrere il suo sogno .
E la notte? Nemmeno la notte era fermo: si trovava giù dal letto senza sapere il perchè .
Il sole spuntava di nuovo e lui ricominciava a saltare e ad implorare il vento perchè lo prendesse con se .

Un giorno ci riuscì e gli angoli della bocca ritornarono all'insù . Stava volando sempre più in alto e le case, le persone diventavano sempre più piccole . Rideva il palloncino e agitava il suo codino nodato di modo da salire ancora più su . Nel guardare il sole si accecò, ma non ci fece tanto caso, continuava ad agitarsi e a salire fin quando non lo colse un pensiero .

- Dove finiscono i palloncini che volano? -


Non fece in tempo che si sentì mancare il respiro, continuava ad agitarsi, ma stavolta tentava di portare il codino all'ingiù .  E più si agitava più non cambiava nulla, più rimaneva li, tremante e senza respiro . Non fece più in tempo a pensare .

Pof!

Un suono sordo e breve quello del palloncino scoppiato .
Qualche lembo cadde in terra, il sorriso disegnato con il pennarello divenne solo uno scarabocchio diviso .
I bambini, gli stessi dispettosi, riconobbero il palloncino .
Il palloncino scoppiato .

palloncini

 


 

E' che ogni tanto farebbe bene non stringere troppo il nodo . Ci si mostra per quello che si è e non si rischia di far...Pof!


Magari questo e questo possono servire a qualcuno...(mal comune, mezzo gaudio)

L'ho scritto io alle 09:53

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lunedì, 21 maggio 2007

- Bisessualità latente -

Sai cosa mi piace delle donne? La linea che parte dal centro dei seni e finisce sull'ombelico . O perchè no, l'anca, la piccola sporgenza dell'osso sacro: parti da li fino ad accarezzare la peluria...

Pronunciò quella frase con un sorriso disinvolto, mentre girava la forchetta, rigorosamente in senso antiorario, a prendere quei fili di linguine con gamberetti e asparagi . Sebbene quei discorsi non fossero soliti, lui non aveva fatto una piega . Lei, lo sapeva, anche senza guardarlo .
Tutto era partito da un commento circa il sedere di una bella signora . Degno di nota in effetti, ma no, a Lei il sedere delle donne piaceva poco .
O almeno così rispose, pur apprezzandone con gli occhi, forma e grandezza .
Si accorse però, mentre dischiudeva le labbra per accogliere quel boccone, di aver barato .
In effetti il sedere in se' non l'attraeva, piuttosto la curva che si viene a creare, quando un bel corpo femminile si adagia mollemente tra le lenzuola fresche .
Ma non lo disse .

Preferì bere dal calice il fresco vino bianco appena versato da Lui .
E il discorso venne lasciato li . Iniziarono a parlare d'altro; cose divertenti per lo più, mentre il piccolo locale, praticamente scavato nella pietra, andava via via affollandosi .
Dall'unico tavolo allestito all'esterno, ogni tanto veniva rumore di bottiglie stappate . Non si lasciarono sfuggire nemmeno questo .

Alle pareti foto, ritagli di giornale e bottiglie . Tante bottiglie, la maggior parte non ordinate nelle celle, ma messe li...in piedi . Voglia mai la terra decidere di tremare .
Altri discorsi la distolsero da quel pensiero, che in effetti, ritornava ogni qualvolta mangiava in quel posto . Lo guardò poi armeggiare ordinatamente, coltello e forchetta, con un gamberone . Qualcuno all'altro tavolo venne invitato ad assaggiare (crash) la testa . Rivoli di cervello, amaro -disse Lui- colarono agli angoli della bocca del malcapitato, che riuscì malamente a nascondere la faccia schifata .

Sorrise divertita a Lui e lasciò che l'ennesimo pensiero non avesse voce . Era stata li sul punto di dirgli che aveva parlato ad un'amica di come mangiare con l'uomo -con il suo uomo, si era corretta poi- le facesse sesso .
Aveva usato proprio quella parola, sesso, si . Eppure adesso, nonostante la morbidezza di quel sentimento che li legava, nonostante la complicità, le sembrava dura .
Un qualcosa di urlato che stonava con quella mano che cercava la sua sotto il tavolo .

Tuttavia ricordò le tende chiuse, la penombra e poi il buio ed il sapore di quelle labbra quando -a sorpresa- si erano posate sulle sue . Il collo proteso a cercarle ancora, a cercare nel nero, ad implorare mutamente che Lui gliele facesse ancora mordere, assaggiare, assaporare .
Istintivamente strinse le gambe e si accorse che Lui la osservava, mentre sorseggiava il caffè .

Ero a guardare quel tavolo...

rispose con un sorriso prima di alzarsi dal tavolo .
Era contenta di avere quell'uomo al suo fianco; quell'uomo che di certo sapeva quali pensieri la prendevano nello sfiorarsi . E forse, era compiaciuto dell'esser oggetto del desiderio d'ella .

Si ripromise di parlargli, o ancor meglio, di scrivergli tutto quello che Le era passato per la testa a quel tavolo .
Sfilarono via, sui sanpietrini sconnessi, abbracciandosi e ridendo ancora .

 

honery

L'ho scritto io alle 12:56

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giovedì, 19 aprile 2007

- Il sogno di Clara -

[…] si ritrovò all’improvviso al centro di un campo immenso . Istintivamente portò gli occhi li dove doveva esserci il suo pigiama; quello infantile, quello vecchio, rosa con orsetti rosa, quello che non aveva mai avuto il coraggio di buttare .
Quello che nessuno mai avrebbe pensato potesse indossare .

Megera la chiamavano tra quelle quattro mura .
E l’occhiale a giorno, lo sguardo serio e tailleur sempre impeccabili, non servivano certo a farla risultare simpatica .
Aveva poi, una camminata leggera, anche con il peggior tacco di questo mondo, cosa che, se da una parte riscoteva l’invidia delle donne, portava agli omuncoli li attorno, fantasie fin troppo ben identificate .

Ma non c’era più nessuno sopra di lei .
Stop .
Era lei che mandava avanti la baracca, e in un modo o nell’altro, tutti lo sapevano .
Provava un’amara soddisfazione nel vederli strisciare, li davanti a lei, quando desideravano qualcosa, o, ancora meglio, quando erano a rapporto nel suo ufficio .
Ufficio color mogano . Lucido . Da cima a fondo .
Merito di Bettina si . L’unica alla quale Megera dava confidenza .

Grossa donna, sulla sessantina . Un passato come segretaria in una ditta di trasporti . Si vociferava in giro che da giovane fosse bella .
Era il tempo delle calze di seta, di quelle con la cucitura che spaccava i polpacci, di ore a rammendarle quando si rovinavano; dei cappotti rigirati, riadattati e rimessi a nuovo, dei berretti e delle messe in piega tutte uguali .
Poi era finita li, a tenere in ordine quell’ufficio . E l’aveva capito subito Bettina, si, l’aveva capito che in fondo dietro quei vestiti si nascondeva una donna insoddisfatta .
Giorno dopo giorno era riuscita a conquistarla, e quante volte si era fermata dopo l’orario di lavoro a chiacchierare, a consolare, a raccomandare, a passare una mano sui capelli lisci di quella che lei chiamava amorevolmente e scherzosamente, Capo .

Anche quella sera che si era tardato assai, portò un recipiente avvolto in un panno nell’ufficio del Capo .
La trovò li, china su quelle mille scartoffie, gli occhiali posati in un angolo della scrivania, la mano sinistra a reggere mollemente una penna elegante .
Si fermò ad osservarla ad un paio di passi dalla scrivania . La pasta al forno sembrava voler uscire dalle mani paffute di Bettina, tanto l’odore . Si fermò e scrutò, con quel suo sorriso materno, ogni piccola ruga di quella ragazza cresciuta troppo in fretta . Di quella donna che aveva una carriera splendida e poi?
Pensò ai suoi figli, quelli grandi che aveva avuto dal suo unico marito -pace all’anima sua - , chissà ora cosa facevano, che ora era li, in quel paese straniero che li aveva accolti .
Ma la destò quel movimento che Clara, il Capo, fece con la schiena . Come quando si cerca la posizione più comoda in un letto scomodo . Mugugnò qualcosa e lasciò le labbra socchiuse . Labbra pallide, così come la carnagione, senza un neo, un’imperfezione . Poi la mano destra portò sotto la testa .
E sembrò di vedere su quel volto stanco e giovane, anche un sorriso spuntare, mentre le ciglia, adagiate dolcemente, compievano rapidi movimenti, guidati da quelli delle palpebre .

[…] Si guardò poi intorno, mentre un vento caldo le scompigliava i capelli castani . Le mani insistevano nell’acconciarli alla meglio, si girava e rigirava controvento, e quello stesso vento, come a farle un dispetto cambiava continuamente direzione . Un’enorme distesa verde . Non se ne vedeva la fine, così come non si vedevano case, persone, segni di civiltà . Solo il rumore dell’erba e quello dei passeri che volavano così vicino a lei .
Sembrò tranquillizzarsi, non dava nemmeno più peso a quei capelli che oramai non avevano forma, quando sentì un rumore .
Si girò intorno .
Nulla .
Ma quel vociare ora, iniziava a farsi più insistente .
Ma nulla . Non vedeva nulla .
Eppure sentiva che in tutto questo nulla la poteva scalfire . Nulla la inquietava .

Una spinta e si ritrovò a terra, la faccia tra l’erba fresca . Quando alzò il viso, incontrò quello di un ragazzo dai pantaloni strappati a memoria di ogni caduta, i capelli non cortissimi davanti gli occhi, le guance arrossate e un’espressione indisponente .
Rimasero ad osservarsi in quella posizione per quanto tempo?
Poi un cenno del ragazzo con il capo, ad indicare la fine del campo (allora aveva fine?) .
Clara si sollevò e per la prima volta assaporò la dolcezza dell’erba sui piedi nudi .

Non si parlarono .
Quando egli vide che si alzava, iniziò di nuovo a correre .
Clara lo seguì, e già la fine del campo non si vedeva più .

Nel sogno solo la eco delle risate .

 


L'ho scritto io alle 09:48

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mercoledì, 07 marzo 2007

- Mille vite -

Mille vite ed il chiacchiericcio di un mercato tra tendoni, sputafuoco e mercanti .
Un batter di ciglia e tutt'intorno gente, su gente . Vesti colorate, casacche, stivali malridotti, mantelli da cavaliere .

Un bambino spettinato corre tra i banchi della frutta, a rubar una mela, mentre l'uomo gli urla dietro qualche bestemmia, alitando su una donna li vicino . Troppo tardi, scricciolo, topo di mercato non c'è più .
Nascosto tra le stoffe vecchie di un'anziana, dietro la gonna ampia di una signora scortata da un paio di cavalieri .

Ai piedi sandali legati alla schiava e una casacca verde scuro . E ancora una tracolla di cuoio e già fuoriescono fogli su fogli .
La gente che mi incontra china il capo . Faccio lo stesso non sapendo perchè . Qualcuno si ferma a guardare la mia spilla, quella di poco valore che ho al petto . E ancora chinar di teste, occhi socchiusi e via .
Un uomo vestito da frate vien fuori da una botteguccia .

Sorrido nel vedere un elfo biondo, trainato da un cinghiale sgrufolante . Stringo con la destra l'anello celtico che porto legato ad un laccio, al mio collo .
E ancora uno spintone da due occhi viola . Contraccambio ridendo .

Ma dura poco . Sbuffo che anche stamattina c'è la fila dagli erboristi .
Ed il poragamen che dovevo regalare è finito .

Il sole, intanto sale e si avvicina l'ora di ritornare a lavoro .
Con la solita tracolla, mi butterò tra abituali e occasionali di quella che è diventata casa mia .

Spensierata ragazza .
Devo anche portare l'apprendistato alla fata .



Ancora un altro po', ancora dieci minuti e poi stacco .
Lascerò la mia casacca per un paio di jeans, mentre l'elfo toglierà le puntute finte .

Ascoltando: Geordie - Lord Inchquin - Ar Eirinn ni 'Neosfainn Ce Hi

L'ho scritto io alle 10:29

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mercoledì, 01 novembre 2006

- Banche -

Ecco .
Ogni volta che entro in una banca, ogni volta che devo scegliere in quale cassetta mettere la borsa; ogni volta che prendo puntualmente la chiave senza numero vicino e dimentico quale ho preso; ogni volta che mi faccio piccola per entrare in un maxi scanner di vetro antiproiettile mi viene in mente la Banca di Mary Poppins .

Ma si .
Quella li con le scale grandi .
Con i piccioni sulle scalinate .

Un soldino risparmiato è un soldino guadagnato


E me ne entro con la stessa convinzione, e con lo stesso sorriso ebete che aveva il padre di quei figli un po' stressati, tanto stressati che poi han dovuto vedere una signora volare con un ombrello per decidere di crescere .
Dicevo: entro baldanzosa brandendo il mio numeretto come se fosse la carta per l'espatrio verso la terra promessa .

E mi guardo intorno .
Quaaanta bella roba .
Depliant di qua, brochure di la .

E mi accorgo che aveva ragione il mio professore di Economia .
- Cosa? Le banche? Ah quelli sono gli strozzini autorizzati -

Certo lui usava poco i mezzi termini, ma avete provato a leggere le clausole per un mutuo?
No?
Va bene, no .
Ma tanto non è di questo che...

E dicevo, si...parlo ancora .
Mi siedo, un po' meno con il sorriso di prima .
Ma ancora forte del mio numeretto .

14 .
I display mi indicano che siamo al 6 .
Sul bigliettino mi viene indicata un'attesa di 17 minuti .
Uà .
La tecnologia mi dico .
E aspetto fiduciosa .

Dieci minuti .   Ancora sorrido .
Quindici minuti . Su, son passati solo altri cinque minuti, tocca a te tra due minuti .
Venti minuti . Eh no, mi si era detto 17 minuti...ma fa niente, colpa dei terminali . Ancora sorrido . Un po meno ma sorrido .
Venticinque minuti .  Comincio ad agitarmi .
Trentacinque minuti . Inizia a cadermi il mondo addosso . Come? Ero tanto fiduciosa...
Cinquanta minuti . Inizio a saltellare sulla poltroncina che il sedere ha preso la sua forma .
Sessantacinque minuti .  Mi alzo e non sorrido più .
Settantacinque minuti .   Di nuovo mi guardo intorno . Non sapendo cosa fare, dopo aver esplorato tutte le funzioni possibili del mio telefonino decido di andarmi a prendere qualche altro fogliettino esplicativo (sai mai impari qualcosa?)
Ottantacinque minuti . Finalmente! Finalmente è il mio turno!

Eccomi, di nuovo il numeretto in mano, nemmeno ci credo .
Titubo davanti lo sportello .
Dall'altra parte l'impiegato mi guarda dietro quei suoi occhiali spessi . Mi ricorda il mio professore di lettere .
- Posso? -
Chiedo con un fil di voce .
- No Signorina i terminali non funzionano -

Ed è li che le mie visioni si infrangono cadendo al suolo come monete che non tintinnano .
Una dietro l'altra, magari anche in testa e ti accorgi che sono quelle di cioccolata .
Mary Poppins mi batte una mano sulla spalla e mi sorride .

- Te l'avevo detto io -

Dannata Mary Poppins .
Ma non ce la faccio .
E mentre quello li dietro lo sportello, dietro gli occhiali, dietro una faccia di circostanza fa finta di trovare una soluzione lo guardo, forte della mano della Siora Poppins .
Lo guardo si e glielo dico . Tutto d'un fiato .

Ecco si Siore, vede...lei ha un posto che dovrei avere io . Ma mi rendo conto di aver sprecato cinque anni della mia vita scegliendo una scuola inutile . Almeno per me che non ho santi in paradiso ne parenti che lavorano in banca . Ma non me ne rammarico si figuri . E non mi faccia quel visino li, quell'espressione contrita se già sta pensando all'ora di pranzo . Eh .  Cosa le cucina sua moglie? Ah, è scapolo? Ah, vive con sua madre . E cosa le cucina sua madre? Ah, no cucina lei vabè . No è che le volevo dire una cosa da tanto tempo . Si, un'altra e mi stia a sentire su che tanto da li non ci cava un ragno dal buco . E' che io avevo pensato, si insomma, si sente tanto parlare di gente che non legge . Lei legge? Quanti libri all'anno? Si, no, ma vabè gli Harmony non contano eh! Ma mi faccia parlare che non mi va di conoscere la vita della Pilcher. No dicevo, si potrebbe mettere li, vede? Li dove quella cabina di vetro antiproiettile ti sputa dentro, un bel banchetto . Eh no con la colazione, anche se una macchinetta per il caffè ci potrebbe stare . No, lo prendo con un goccio di latte altrimenti, sa, lo stomaco...eh comunque, si mette questo banchetto con tanti libri . Si anche i suoi Harmony magari che c'è gente che li legge . Magari trova anche l'anima gemella . In banca eh . Uff ma non mi interrompa su! Dicevo un bel banchetto con tanti libri e chi entra, paf! Sa subito che invece di aspettare un'eternità...nono per carità lei lavora certo, però invece di aspettare un po' di più, si rassegna in partenza, ma almeno legge . Eh si insomma gliel'ho detto ora . Che ne pensa?

- Firmi qui .-

Metto una firma .

- Bene Signorina è tutto fatto -
- Di già? -

L'ho scritto io alle 05:40

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Who's Miss Pansy?





Quando ho scritto l'ultimo post:



musica in ascoltoTime Out - Dave Brubeck Quartet
cosa pensoChe abbia un lavoro?
studio si, ma cosa?Manoscritti e teoria

Weather report fulmini saette e vento

Mood Voglio urlare!

Il coprotagonista



Racconti di Miss...quando Pansy scrive



Angolo obesità e problemi alimentari

Gocce d'aiuto. A loro devo molto!

Forum sull'obesità e i problemi alimentari

Attualmente sul comodino

Stop alle abbuffate - Bulimia e binge eating
How many?

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Dal 27 febbraio 07




TASTINI

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