- Intervallo n° II -
Di una Verona mai vista, ma saggiata, studiata, amata attraverso le parole di quello li.
Quello li che tutti leggono ma che tu non hai mai avuto il coraggio di metter tra le tue mani e i tuoi occhi.
E ancora dopo di una Venezia che assume sempre più i contorni di un film, tra quelle pagine in carta riciclata che tanto ti piacciono al tatto.
Questi sono i giorni dell'intervallo n° II, giorni pieni tra messaggini che non ti aspetti e telefonate di un marito che stava per chiedere il divorzio.
Giorni di messe, e si che ti sei venduta per il puro piacere di cantare e di sentir cantare a quattro voci.
Vino, fuochi di falò accesi la vigilia di S. Giuseppe ed il ricordo di una serata adolescenziale seduta su una fascina vicino le fiamme, a suonare, cantare, sgolarsi per il puro piacere di farlo, sembrando anche un po' scemi.
E quel puzzo di fumo che non si toglieva dai vestiti.
Ma è pur sempre meglio così.
Si pensa meno quando si è impegnati, e attualmente non mi pare una cattiva cosa.
Vado a rimetter mano a quegli spartiti.
Già troppo tempo ho perso a smuovere quei criceti che si ostinano a voler collegare cervello e cuore.
Dimenticavo il pascolo con le pecore;
o erano pecore al pascolo?
Amen.









La suoneria indiana per il numero indiano del co-co(ancora per poco spero)
-6...
teoria 







