- Il morso della Tarantola -
E si fa presto, ad immaginare visioni scontate.
Piazza del sud, piazza polverosa del sud e tutt'attorno palazzi disposti in circolo.
Mattoni arancioni per il municipio, per la chiesa e per l'opera giovanile e per il bar sempre pieno di vecchi e di giovani già vecchi.
Archi, tanti archi.
Donne, tante donne. Coperte con un fazzoletto nero in testa, un cestino di vimini tenuto sottobraccio come un uomo, le gonne lunghe che sfiorano i sandali ed i piedi impolverati.
E scende la sera, lasciando su quei mattoni il calore di tutta una giornata di sole.
Notte senza luna, notte di un falo acceso proprio li in mezzo.
Tra i rossi del municipio, della chiesa e dell'opera giovanile e del bar chiuso.
Le ombre delle fiamme su di loro e le donne, si le donne son tornate.
Come in un arcaico sabba ora danzano attorno al fuoco vivo;
Saltellandoapiedinudilegonnealzatefinsoprailginocchio
Urla ritmate, capelli d'ebano e sudore sulle pelli scure.
"scaccia scaccia satanassa
scaccia il diavolo che ti passa
le nocche si consumano
ecco iniziano i tremmori
della taranta, della taranta
della tarantolata..."
Fragore di mani battute, di cembali, di tammorre
Le imposte dei palazzi serrate.
Luce spenta per la finestra del pretino che tra
un Ave Maria ed un Perdon pietà
posa l'occhio a sbirciare
lasciando il rosario tra le mani.
Ascoltando:
Il Ballo di S. Vito - Capossela









La suoneria indiana per il numero indiano del co-co(ancora per poco spero)
-6...
teoria 







