- Perchè in quei quadri... -
Il coprotagonista, gatto, si struscia sui pantaloni estivi che ho cacciato dal mezzo cambio di stagione, mentre con la bacinella azzurra salgo le scale per andare a stendere l'ennesima lavatrice di questa assolata mattinata .
Rischia di farmi cadere, vuole giocare, prende il dado di peluche e lo lancia in aria, ma no, non ho tempo, non ora .
Mi districo tra i suoi giochi, e a metà della seconda rampa di scale, mi fermo con il fiatone (colpa di questo corpo ingombrante e di questa tosse che mi porto ancora) .
Mi fermo, alzo la testa, bacinella sul fianco e lo guardo .
E' li, viola in tutte le tonalità .
Una donna con un bambino .
Ricordo ancora quando era sul cavalletto .
Quando tornavo da scuola e andavo a casa dei nonni .
E lo trovavo li, bello .
Perchè mio nonno era bello, lo è sempre stato anche quando i polmoni non hanno retto più ad anni di n80 .
In mano la tavolozza, di spalle all'entrata, di modo che la tela avesse la luce della finestra .
E lui lo sapeva che ero li, che lo spiavo, ma non si girava .
Piuttosto rimaneva fermo a guardare quel quadro che, ai miei occhi di bambina, sembrava bello che finito, eppure lui no: continuava a guardarlo perchè -diceva- un quadro non è mai finito per il pittore . Ogni giorno o anche a distanza di anni, quando lo si guarda, ci si vorrebbe aggiungere o togliere qualcosa . Un particolare, una sfumatura .
Quando poi mia nonna ci richiamava in sala da pranzo lui si girava e mi sorrideva . Ed io ad assillarlo: è finito? Ma quando lo finisci? Ci mettiamo la cornice?
Si, perchè ero abituata a veder nascere e crescere i suoi quadri e mi sembrava un gioco quello di andare a scegliere la cornice adatta ad ognuno .
Per quello li, quello viola, andò diversamente . Penso non gliene piacesse nessuna di quelle che andammo a vedere e decise di prendere del nastro adesivo gommato . Di quelli li da elettricista per intenderci . E lo rifinì così: nastro nero al posto della cornice .
Ricordo l'odore dei colori ad olio nei pomeriggi estivi, misto a quello del suo dopobarba .
Le camiciole leggere e la tavoletta ogni giorno più vissuta .
E il suo sguardo .
Occhi color cielo e dei baffetti una volta biondi, poi di quel bianco sporco .
- Vai a fare i compiti che poi andiamo a fare il picnìc -
Parola magica per me che ero cresciuta a giovani marmotte e avrei ardentemente desiderato entrare negli scout .
E allora di corsa, sul tavolo della cucina a studiare mentre mia nonna rassettava.
Lei stessa ci preparava le fette di cocomero che avremmo dovuto mangiare una volta a destinazione .
Salivamo in due sulla vecchia panda30 e ci avventuravamo per i paesini limitrofi .
Non saprei dire effettivamente dove andavamo, ricordo solo che appena si vedeva una distesa di erba ci fermavamo, ed io orgogliosa, tiravo fuori il cesto con la nostra frutta .
Mi amava, lo so .
Io, prima nipote, bionda come lui, capelli sempre lunghi come una donnina .
I miei capelli .
Penso abbia sempre amato i miei capelli . Era lui, la maggior parte delle volte, a pettinarmeli prima di andare a scuola .
Ero la sua bambolina e con me non è mai stato tanto severo come era veramente con tutti gli altri .
Peccato non aver avuto i suoi occhi e la sua mano .
E si dannava, si .
Si dannava, gli ultimi anni che lo vidi dipingere, perchè quella mano di star ferma come doveva stare, proprio non ne voleva sapere .
Ed il tratto diventava irregolare, così come la firma che metteva in basso a destra, con tanto di anno .
Però mi sorrideva ancora . Mi sorrise quando iniziai a prendere lezioni di musica . Quando gli regalai una raccolta di pezzi per pianoforte . E lui era li, ad ascoltarli giorno e notte, perchè gliele avevo regalate io quelle cassette . Cantava .
In casa mia ogni tanto era un duetto con mia nonna .
Buon baritono e due sorelle coriste al S. Carlo .
Così riuscii a non esser più solo la bambolina che aveva preso i colori del nonno, saltando un dna diretto che sarei potuta venir fuori dei colori dell'Egitto .
Al settimo cielo, poi, quando scoprì che mia sorella invece, sapeva disegnare, eccome .
Scoprii poi, crescendo, che era un'altra persona quando si trattava di me . Mai uno stinco di santo, nonostante la fervida fede che l'accompagnava, eppure con me...
Autoritario, questo lo so, ma l'ho sempre scusato con gli altri perchè lui era un uomo d'altri tempi, si sa .
E si innervosiva ogni tanto .
Si innervosiva quando per sbaglio si andava a finire sotto una galleria in autostrada . Faceva sempre le scale, piano piano, quando si trattava di salire in un palazzone di città, che chissà...forse l'ascensore gli ricordava di quando ad El Alamein rimase nascosto per non so quanto sotto un carro armato .
Si innervosiva quando ad inizio anni novanta, vennero fuori, in maniera prepotente, storie di pedofilia e adescamenti di bambini .
Perchè lui era il tipo da fermarsi per strada ad osservare un bambino, ed ora?
- Nemmeno più una carezza posso fare, Marì -
si lamentava con mia nonna, come se gli avessero tolto una delle cose più belle della vita .
Belle come la luce del pomeriggio sui suoi quadri, come quella che aveva negli occhi, come le tante altre cose che non ho lasciato qui e che ancora mi emozionano .
Magari un giorno riuscirò a venire a trovarti .









La suoneria indiana per il numero indiano del co-co(ancora per poco spero)
-6...
teoria 







