- Vivo sempre insieme...ai miei capelli -
La questione, il racconto (che qui si scrive al momento!) me l'ha ispirato un articolo di Daniela nel blog della radio: si parlava di capelli, di tagli di capelli e della relazione tra i cambiamenti personali ed il cambiar testa .
Ora, la mia storia capelluta è abbastanza comune e a parte alcune tinte improbabili e ricrescite ancora più improbabili che hanno fatto inorridire più volte il Co-co. che puntualmente si esibiva con il leit motiv "ma sei roooossaaaa" quando invece si trattava di un banale castano scuro, non ci sono stati grandi cambiamenti .
Lunghi, sempre più o meno lunghi: lisci, ricci, ondulati, tagliati pari, scalati...ma sempre lunghi almeno fin sotto la spalla .
E' sempre stato così . Sono nata con pochi capelli e a parte qualche sforbiciatina per aggiustare il tiro, i miei capelli son cresciuti così: biondi (eh si...ero bionda), boccoluti e lunghi .
Tutto questo fino ai miei tre anni .
Tre anni di capelli non tagliati su un esemplare tondeggiante e non certo alto, fanno la loro bella figura . Insomma, a farla breve, prima di entrare nel bagno, mia madre mi faceva sempre una coda alta . Capite, no?
Peccato che la stessa madre paziente, un giorno si spazientì!
Era li dopo lo shampoo, a districarmi i nodi che possono farsi solo in bambine scalmanate che corrono e sudano con i capelli sciolti, e per l'ennesima volta la sottoscritta si stava producendo in vocalizzi urlanti degni dei suoi futuri studi (e non chiedete cosa studio!) .
Fu allora che venne presa la decisione .
Con piglio severo disse queste parole (che ricordo ancora): Se urli ancora quando ti pettino i capelli, andiamo a tagliarli e quando sarai capace di pettinarti da sola potrai farteli crescere!
In barba all'orgoglio femminile io il dolore lo sentivo e urlavo; fu così che di li a qualche giorno mi fecero sedere su uno di quegli sgabelli per bambini, davanti uno specchio enorme con dietro un uomo che si faceva chiamare parrucchiere .
Che lui parrucchiere lo era per davvero, ma capirete come io non abbia mai più avuto modo di apprezzare la sua mano .
Ancora ricordo il rumore delle forbici, la sensazione del peso dei capelli che ti abbandona e la figlia di lui (che poi è diventata la mia parrucchiera) che spazzava via il frutto di tre anni di crescita .
Testarda lo ero già allora . Non piansi, ma quella frase di mia madre l'avevo stampata nel cervello .
Mi guardai allo specchio con i capelli che contornavano il mio bel facciotto pacioccone e che mi facevano somigliare ad un maschietto (si, erano proprio corti corti) e scesi dallo sgabello senza dire una parola .
Forse guardai anche con un certo odio l'uomo con le forbici in mano, tanto che colei che mi cura i capelli oggi lo ricorda ancora questo episodio .
Me ne andai, mano nella mano di mia madre, con un freddo inusuale che mi carezzava la nuca, promettendo a me stessa che mai e poi mai avrei avuto i capelli corti .
E così è stato .
Almeno fin quando non inizieranno a cadere od oltrepasserò i 40 anni .
