Ritratto atipico: il co-coprotagonista .
Risulterà forse un di più, poiché di Lui è scritto in quasi tutte le pagine, fosse anche solo attraverso uno sguardo, un bacio, un abbraccio o una sensazione .
Eppure sull’onda delle emozioni che mi da anche quando, forse, non ne è consapevole, scrivo queste due righe che mai potranno dire il tutto che c’è .
Certe sere non possono dimenticarsi: una dopo l’altra, a ridosso di un’estate appena passata, un’ora, un’ora e mezza a ritrovarsi, a ridere, a scherzare accorgendosi poi che qualcosa stava cambiando .
E l’abbiamo vissuta con un paio di “amici fidati” e ad ogni parola era una festa: ma chissà se ci credevano per davvero .
O, se come noi, avevano paura che tutto potesse dissolversi in uno sguardo, nel primo sguardo in una calda mattina di inizio inverno .
Lui, il suo profumo, quel pizzetto che avevo saputo in una chiacchierata, si era fatto crescere da poco e gli occhiali che poi son spariti negli anni .
Lo ricordo con i capelli corti (ma sempre più lunghi di ora) e quel cappotto .
Giorno dopo giorno abbiamo vissuto quella quotidianità virtuale, in un percorso che ci ha fatti crescere, smussati, addolciti . Ho scoperto come Lui avesse in se una dolcezza che con gli altri non faceva trasparire . Un qualcosa di naturale e di destabilizzante per me . Ero io ora, il suo pensiero, e non sapevo come contraccambiare degnamente .
(E’ difficile . Non pensavo potesse esserlo così . Le parole si bloccano e rimangono intasate in petto)
L’ho visto chiudere gli occhi alla sera, l’ho visto sorridermi di primo mattino e darmi il buongiorno con mille carezze e l’ho visto in ogni momento della sua giornata .
Ed anche se ci abbiamo messo qualche tempo, io so che è Lui l’uomo che oggi voglio accanto a me, quello che avrei sempre voluto .
Fortuna è stata quella di incontrarlo in un periodo buio, fortuna ma anche pazienza (più la sua che la mia, lo ammetto) è stata quella di crescere insieme in un tempo (più il mio che il suo) in cui si doveva fare qualche passo in avanti, si doveva maturare .
Mi realizzo in Lui .
E se parlo di me per descrivere Lui, è proprio perché vivo l’essere Noi, attraverso quello che ogni giorno, ogni momento, ogni attimo riesce a darmi . Attraverso quel poco, quel minimo che spero di dargli .
Vivo delle nostre passeggiate sulla spiaggia, del nostro incontrarci, delle nostre serate, delle carezze e dei baci che non sono mai abbastanza, delle stanze di albergo che ci vedono nei fine settimana, degli esperimenti gastronomici che senza di Lui sarebbero nulla, dei sussurri e degli occhi socchiusi, delle lenzuola fresche e dei film guardati accoccolati sul letto, della musica canticchiata fischiata e anche rovinata insieme, della gioia di avere Lui .
E quando chiudo gli occhi lo vedo accanto a me .
E nella instabilità di sentimenti che ci propina il mondo, rimango li, abbracciata a Lui a sognare di dirgli di rimanere per sempre .
Magari, un giorno, ci riesco .
(E, magari, un giorno, mi riesce anche di non spaventarlo con una proposta del genere)









Time Out - Dave Brubeck Quartet
Che abbia un lavoro?
Manoscritti e teoria







