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domenica, 22 aprile 2007

- Perchè in quei quadri... -

Il coprotagonista, gatto, si struscia sui pantaloni estivi che ho cacciato dal mezzo cambio di stagione, mentre con la bacinella azzurra salgo le scale per andare a stendere l'ennesima lavatrice di questa assolata mattinata .
Rischia di farmi cadere, vuole giocare, prende il dado di peluche e lo lancia in aria, ma no, non ho tempo, non ora .
Mi districo tra i suoi giochi, e a metà della seconda rampa di scale, mi fermo con il fiatone (colpa di questo corpo ingombrante e di questa tosse che mi porto ancora) .
Mi fermo, alzo la testa, bacinella sul fianco e lo guardo .
E' li, viola in tutte le tonalità .
Una donna con un bambino .

Ricordo ancora quando era sul cavalletto .

Quando tornavo da scuola e andavo a casa dei nonni .
E lo trovavo li, bello .
Perchè mio nonno era bello, lo è sempre stato anche quando i polmoni non hanno retto più ad anni di n80 .
In mano la tavolozza, di spalle all'entrata, di modo che la tela avesse la luce della finestra .
E lui lo sapeva che ero li, che lo spiavo, ma non si girava .
Piuttosto rimaneva fermo a guardare quel quadro che, ai miei occhi di bambina, sembrava bello che finito, eppure lui no: continuava a guardarlo perchè -diceva- un quadro non è mai finito per il pittore . Ogni giorno o anche a distanza di anni, quando lo si guarda, ci si vorrebbe aggiungere o togliere qualcosa . Un particolare, una sfumatura .

Quando poi mia nonna ci richiamava in sala da pranzo lui si girava e mi sorrideva . Ed io ad assillarlo: è finito? Ma quando lo finisci? Ci mettiamo la cornice?

Si, perchè ero abituata a veder nascere e crescere i suoi quadri e mi sembrava un gioco quello di andare a scegliere la cornice adatta ad ognuno .
Per quello li, quello viola, andò diversamente . Penso non gliene piacesse nessuna di quelle che andammo a vedere e decise di prendere del nastro adesivo gommato . Di quelli li da elettricista per intenderci . E lo rifinì così: nastro nero al posto della cornice .

Ricordo l'odore dei colori ad olio nei pomeriggi estivi, misto a quello del suo dopobarba .
Le camiciole leggere e la tavoletta ogni giorno più vissuta .
E il suo sguardo .
Occhi color cielo e dei baffetti una volta biondi, poi di quel bianco sporco .

- Vai a fare i compiti che poi andiamo a fare il picnìc -

Parola magica per me che ero cresciuta a giovani marmotte e avrei ardentemente desiderato  entrare negli scout .
E allora di corsa, sul tavolo della cucina a studiare mentre mia nonna rassettava.
Lei stessa ci preparava le fette di cocomero che avremmo dovuto mangiare una volta a destinazione .
Salivamo in due sulla vecchia panda30 e ci avventuravamo per i paesini limitrofi .
Non saprei dire effettivamente dove andavamo, ricordo solo che appena si vedeva una distesa di erba ci fermavamo, ed io orgogliosa, tiravo fuori il cesto con la nostra frutta .

Mi amava, lo so .
Io, prima nipote, bionda come lui, capelli sempre lunghi come una donnina .
I miei capelli .
Penso abbia sempre amato i miei capelli . Era lui, la maggior parte delle volte, a pettinarmeli prima di andare a scuola .
Ero la sua bambolina e con me non è mai stato tanto severo come era veramente con tutti gli altri .

Peccato non aver avuto i suoi occhi e la sua mano .
E si dannava, si .
Si dannava, gli ultimi anni che lo vidi dipingere, perchè quella mano di star ferma come doveva stare, proprio non ne voleva sapere .
Ed il tratto diventava irregolare, così come la firma che metteva in basso a destra, con tanto di anno .

Però mi sorrideva ancora . Mi sorrise quando iniziai a prendere lezioni di musica . Quando gli regalai una raccolta di pezzi per pianoforte . E lui era li, ad ascoltarli giorno e notte, perchè gliele avevo regalate io quelle cassette . Cantava .
In casa mia ogni tanto era un duetto con mia nonna .
Buon baritono e due sorelle coriste al S. Carlo .

Così riuscii a non esser più solo la bambolina che aveva preso i colori del nonno, saltando un dna diretto che sarei potuta venir fuori dei colori dell'Egitto .
Al settimo cielo, poi, quando scoprì che mia sorella invece, sapeva disegnare, eccome .

Scoprii poi, crescendo, che era un'altra persona quando si trattava di me . Mai uno stinco di santo, nonostante la fervida fede che l'accompagnava, eppure con me...
Autoritario, questo lo so, ma l'ho sempre scusato con gli altri perchè lui era un uomo d'altri tempi, si sa .

E si innervosiva ogni tanto .
Si innervosiva quando per sbaglio si andava a finire sotto una galleria in autostrada . Faceva sempre le scale, piano piano, quando si trattava di salire in un palazzone di città, che chissà...forse l'ascensore gli ricordava di quando ad El Alamein rimase nascosto per non so quanto sotto un carro armato .
Si innervosiva quando ad inizio anni novanta, vennero fuori, in maniera prepotente, storie di pedofilia e adescamenti di bambini .
Perchè lui era il tipo da fermarsi per strada ad osservare un bambino, ed ora?

- Nemmeno più una carezza posso fare, Marì -

si lamentava con mia nonna, come se gli avessero tolto una delle cose più belle della vita .

Belle come la luce del pomeriggio sui suoi quadri, come quella che aveva negli occhi, come le tante altre cose che non ho lasciato qui e che ancora mi emozionano .

Magari un giorno riuscirò a venire a trovarti .

L'ho scritto io alle 12:04

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giovedì, 19 aprile 2007

- Il sogno di Clara -

[…] si ritrovò all’improvviso al centro di un campo immenso . Istintivamente portò gli occhi li dove doveva esserci il suo pigiama; quello infantile, quello vecchio, rosa con orsetti rosa, quello che non aveva mai avuto il coraggio di buttare .
Quello che nessuno mai avrebbe pensato potesse indossare .

Megera la chiamavano tra quelle quattro mura .
E l’occhiale a giorno, lo sguardo serio e tailleur sempre impeccabili, non servivano certo a farla risultare simpatica .
Aveva poi, una camminata leggera, anche con il peggior tacco di questo mondo, cosa che, se da una parte riscoteva l’invidia delle donne, portava agli omuncoli li attorno, fantasie fin troppo ben identificate .

Ma non c’era più nessuno sopra di lei .
Stop .
Era lei che mandava avanti la baracca, e in un modo o nell’altro, tutti lo sapevano .
Provava un’amara soddisfazione nel vederli strisciare, li davanti a lei, quando desideravano qualcosa, o, ancora meglio, quando erano a rapporto nel suo ufficio .
Ufficio color mogano . Lucido . Da cima a fondo .
Merito di Bettina si . L’unica alla quale Megera dava confidenza .

Grossa donna, sulla sessantina . Un passato come segretaria in una ditta di trasporti . Si vociferava in giro che da giovane fosse bella .
Era il tempo delle calze di seta, di quelle con la cucitura che spaccava i polpacci, di ore a rammendarle quando si rovinavano; dei cappotti rigirati, riadattati e rimessi a nuovo, dei berretti e delle messe in piega tutte uguali .
Poi era finita li, a tenere in ordine quell’ufficio . E l’aveva capito subito Bettina, si, l’aveva capito che in fondo dietro quei vestiti si nascondeva una donna insoddisfatta .
Giorno dopo giorno era riuscita a conquistarla, e quante volte si era fermata dopo l’orario di lavoro a chiacchierare, a consolare, a raccomandare, a passare una mano sui capelli lisci di quella che lei chiamava amorevolmente e scherzosamente, Capo .

Anche quella sera che si era tardato assai, portò un recipiente avvolto in un panno nell’ufficio del Capo .
La trovò li, china su quelle mille scartoffie, gli occhiali posati in un angolo della scrivania, la mano sinistra a reggere mollemente una penna elegante .
Si fermò ad osservarla ad un paio di passi dalla scrivania . La pasta al forno sembrava voler uscire dalle mani paffute di Bettina, tanto l’odore . Si fermò e scrutò, con quel suo sorriso materno, ogni piccola ruga di quella ragazza cresciuta troppo in fretta . Di quella donna che aveva una carriera splendida e poi?
Pensò ai suoi figli, quelli grandi che aveva avuto dal suo unico marito -pace all’anima sua - , chissà ora cosa facevano, che ora era li, in quel paese straniero che li aveva accolti .
Ma la destò quel movimento che Clara, il Capo, fece con la schiena . Come quando si cerca la posizione più comoda in un letto scomodo . Mugugnò qualcosa e lasciò le labbra socchiuse . Labbra pallide, così come la carnagione, senza un neo, un’imperfezione . Poi la mano destra portò sotto la testa .
E sembrò di vedere su quel volto stanco e giovane, anche un sorriso spuntare, mentre le ciglia, adagiate dolcemente, compievano rapidi movimenti, guidati da quelli delle palpebre .

[…] Si guardò poi intorno, mentre un vento caldo le scompigliava i capelli castani . Le mani insistevano nell’acconciarli alla meglio, si girava e rigirava controvento, e quello stesso vento, come a farle un dispetto cambiava continuamente direzione . Un’enorme distesa verde . Non se ne vedeva la fine, così come non si vedevano case, persone, segni di civiltà . Solo il rumore dell’erba e quello dei passeri che volavano così vicino a lei .
Sembrò tranquillizzarsi, non dava nemmeno più peso a quei capelli che oramai non avevano forma, quando sentì un rumore .
Si girò intorno .
Nulla .
Ma quel vociare ora, iniziava a farsi più insistente .
Ma nulla . Non vedeva nulla .
Eppure sentiva che in tutto questo nulla la poteva scalfire . Nulla la inquietava .

Una spinta e si ritrovò a terra, la faccia tra l’erba fresca . Quando alzò il viso, incontrò quello di un ragazzo dai pantaloni strappati a memoria di ogni caduta, i capelli non cortissimi davanti gli occhi, le guance arrossate e un’espressione indisponente .
Rimasero ad osservarsi in quella posizione per quanto tempo?
Poi un cenno del ragazzo con il capo, ad indicare la fine del campo (allora aveva fine?) .
Clara si sollevò e per la prima volta assaporò la dolcezza dell’erba sui piedi nudi .

Non si parlarono .
Quando egli vide che si alzava, iniziò di nuovo a correre .
Clara lo seguì, e già la fine del campo non si vedeva più .

Nel sogno solo la eco delle risate .

 


L'ho scritto io alle 09:48

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martedì, 17 aprile 2007

- I cento No del Signorinaperò -


Sei tu bocciolo di rosa
amore da proteggere
sei tu nel dolore delle carni
nella gioia di tenerti con me,
nutrirti .

Sei tu mani infinitamente piccole
Sei tu in ogni rughetta
nel rosa della pelle,
liscia .

Sei tu
sei il sogno
il desiderio .

Il forse di un domani
nel pianto
del tarparsi le ali .


Ritorna e non ci si può fare nulla .
Chiudo gli occhi .
Mi cullo nel Suo Amore, in Lui che, comunque sia, sa .
Bisognerebbe avere il coraggio di prendere una decisione, di trovare la forza per ascoltare signorinaperò .
Egoisticamente magari .
Egoisticamente per Lui .
Perchè è presto si .
Però...


Svanirà, questa paura che tu hai, svanirà              
nell'evanescente bagliore della tua età
E rallenterò, guardandoti correre .

 

 

 



enonmangiarenonberenonstarefermanonpensarenoningrassarenonlasciartiandarenon
correrechecivuolealmenounannoepiùnonpensareancoranonsipuòinquestecondizioni...
Signorina però...

L'ho scritto io alle 16:50

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domenica, 15 aprile 2007

- Brum brum: lettera per Te -

Nessuna voglia di scrivere .
Nessuna voglia di apparire banale, ma nella mia tentatacercata femminilità, accade che non si riesce proprio di farne a meno .

Tra un paese e un altro, tra il Tuo lavoro e il mio, ci si incontra .
Vengo fuori dal portoncino verde in un pomeriggio praticamente estivo e non mi accorgo nemmeno di aver urlato .
Giuro non me ne sono accorta .
E' che Ti ho visto da lontano . Bello .
Semplicemente .

E Ti ho visto che mi hai guardata, ridevi poi in compagnia di lei (tesserino aziendale ancora al collo) .
Gelosa?
Come potrei di lei...si .

L'ho dovuto ammettere . Che ti faccia piacere?
Fin tanto che la nascondo...

Tre ore di sonno ed un bacio .
Brumbrum
Nera .
Bella anche lei .
O sarà che ci sei tu sopra?

E finalmente dopo venti minuti per tornare a casa, dopo un borsone messo nella tua macchina, faccia  a faccia .
Stanchi ma contenti .

Verdure, fritture di pesce e Maria, due anni, stregata da Te .
Eh .
Quante risate?

Proposta indecente .
- Cornetto al cioccolato? -

E via, tra le curve . FondiItriGaetaFormia e poi Casa .
A dormire .
O almeno cercare .
Nel sonno vederti alzare e sorriderti con gli occhi semichiusi . Tutto bene?

E non è vero che alle sette ho tentato di svegliarti solo per compagnia .
Avrei goduto di quel viso addormentato ancora e ancora .
T'avrei ancora contemplato rannicchiata sull'ultimo angolo di cuscino .

Ed è già sabato .
Pioggia&pioggia, mentre ci accoccoliamo in macchina, davanti le furono paperelle .
Mi leggi un libro, lo interpreti ridendo e non c'è cosa più rassicurante, più appagante delle tue risate .

Ora di andare .
Mi accompagnerai nei miei posti, che mi tocca di andare a lavorare .
Mi tocca si .
Stavolta si . Nessuna voglia se non quella di rimanere ancora con te .

Tutto così banale per chi lo vede da fuori .
Eppure noi questa libertà ce la siamo conquistata a mozzichi .
Piano piano .
In sei anni di risate e malumori, di treni e macchine vecchie, di mattinate senza mai serate .

Cresciuti .
Cresciuta .
Con Te, per Te, grazie a Te .

E non servono queste parole, una sopra l'altra . Non sono capace ad esprimere quello che veramente c'è .
 Mi accontento di lasciare i fatti .
Ben sapendo che tutto quello che avrei voluto saper scrivere, lo rivivrò al tuo prossimo sorriso, alla tua prossima risata, al tuo prossimo sms .
E sarà ancora più difficile, sempre più difficile riuscire ad esprimere, a mettere su carta tutto quello che mi lega a Te .

 

L'ho scritto io alle 12:34



lunedì, 09 aprile 2007

- Andiamo a cominciar... -


Con le note di una fisarmonica
La festa ancora arriverà
Passa il santo passa il santo
Guarda quant'è bello
Cantano le donne in coro
Guarda quant'è bello
Strusciano sottane
Mentre cola sangue e cera dalla santità
Fumano i camini, pesce fritto e baccalà

Un colpo scuro e il fumo nell'azzurro se ne va
Ruotava la bambina
Con le sue scarpine blu
Gira gira volta
Braccia aperte e naso in su
E la banda andava piano piano a cominciar
Zum para para zum para para zum pa pa
E zum paraparapa zum paraparapa zum pa pa
Bancarelle giostre giochi luci orchestre tenorini zum pa pa
Noccioline torroncini lecca lecca palloncini zum pa pa
E zum para para zum para para zum pa pa
E zum paraparapa zum paraparapa zum pa pa
Bríllantina dopobarba sigarette trombe fiati e putipù
Orecchini collanine messe in piega e molto di più

E la banda andava piano piano a cominciar
Note stonate
Un via val di ingenuità


E l'odore dolciastro di zucchero filato e cipolla . Le sfilate delle ragazzine, le prese in giro e tutto da montare .
Si riparte .
Si riparte per un altro giro .

Inspiro mentre metto nel borsone la divisa e le scarpe scomode .
Nona stagione per me .
Ed è come se iniziassi ora .
Oggi .

Quel dolorino che prende lo stomaco prima di iniziare .
Mille paesi, mille santi, mille bande .

Si va in scena .


 

L'ho scritto io alle 12:27

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Who's Miss Pansy?





Quando ho scritto l'ultimo post:



musica in ascoltoI've got you under my skin - Frank Sinatra
cosa pensoDovrei decidermi a rifare visite e analisi mmm
studio si, ma cosa?Manoscritti e teoria

Weather report ribadisco che vado a mare!

Mood Voglio urlare!

Il coprotagonista



Racconti di Miss...quando Pansy scrive



Angolo obesità e problemi alimentari

Gocce d'aiuto. A loro devo molto!

Forum sull'obesità e i problemi alimentari

Attualmente sul comodino

Stop alle abbuffate - Bulimia e binge eating
How many?

*loading*
Dal 27 febbraio 07




TASTINI

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