lunedì, 31 ottobre 2005
- Alle Armi! Visioni da un'italietta mortuaria -
E' domenica, una domenica come tante altre per me, una domenica da giardinieri per altri.
Frotte di donnine si precipitano da un lato all'altro del paese.
Fazzoletti in testa, scarpe che -anche se si sporcano fa niente-, un busta della spesa piena di zappette, vanghette, aratrini.
Il percorso sempre quello
casa-fioraio-cimitero-casa
Ecco svelato il micatanto arcano!
Crisantemi comprati prima - che poi il due costano di più -, terra nuova presa dal giardino del vicino che si sa è sempre più marrone
L'armamento par completo.
E le vedi chine, in serie, come quando nei campi c'è la raccolta, dedite a pulire la tomba di chi le ha amate [e forse anche un po' sopportate] in vita.
Son peggio dei cuochi, sempre attente a guardare se qualcuno ruba il modo di acconciare i fiori, e con un occhio a monitorare le altre.
-Ma guarda un po' tu se quel sant'uomo deve essere abbandonato anche morto, ha fatto bene a morire, si vede come era preso in considerazione-
Come se poi l'anziano in questione, a suo tempo, avesse fatto un patto con il Creatore.
Tutte in fila quando il custode decide che è ora di chiudere, un po' più sporche di quando sono arrivate, un po' più maligne di stamattina.
Le rivedrai il due.
Con le scarpe nuove, l'acconciatura fresca ed il fazzoletto in tasca, sia mai scappa qualche lacrima.
-Sempre lui quel pover'uomo...nemmeno ai morti son venuti a trovarlo -
L'ho scritto io alle 19:56
venerdì, 28 ottobre 2005
- Perchè l'amo... -
Una giornata iniziata con il crollo precipitoso di un'asta di legno sulla mia testa...con annessa tenda.
I capelli che dopo una notte di riposo non sono al loro posto come dico io.
Una luce che decide di smettere proprio quando mi serve.
Ed il caffè amaro...troppo amaro.
Poi a metà mattinata, tra la correzione di un abbellimento ed un ripasso di solfeggio, uno squillo lungo...lunghissimo... - mmm no però forse mi sta chiamando -
-Dì che ne dici se a mezzogiorno sto da te? -
Anche per questo l'amo...
3 ore di viaggio per stare insieme poco più.
...e giuro che non è un post interessato.
L'ho scritto io alle 18:23
giovedì, 27 ottobre 2005
- Stamattina...come tutte le mattine -
E' sempre sveglio prima di me, e qualche volta me lo ritrovo addosso che mi da il buongiorno.
Ma se è in giro per la casa, non faccio in tempo ad aprire la porta della camera che subito corre ai miei piedi, lamentandosi che quella mattina ancora non ha ricevuto la sua razione minima di coccole; e forse nemmeno la colazione.
Capitano poi, i giorni un po' così, e lui chissà perchè/chissà per cosa non si fa vedere.
Ma oramai lo conosco e scendo giù. E' li sulla finestra, a guardare il primo volo degli uccelli e le lucertole che ancora vanno lente.
Mi avvicino cautamente, anche se so che lui già ha sentito i miei passi, ma intento nei suoi pensieri non si volta. Quante volte mi sono chiesta cosa gli frulla in quei momenti nella testolina che si ritrova.
Quando poi finalmente lo chiamo, si gira verso di me e mi si butta sulle spalle accendendo il motorino delle fusa.
Rimaniamo un po' così, a coccolarci a vicenda, finchè la sua attenzione non viene ripresa da un gruppo di passeri che fanno un po' troppo rumore tra le foglie del limone.
Lo guardo che sporge il collo e inizia ad agitare la coda e mi vien da sorridere pensando che nemmeno due anni fa era un batuffolino di pelo di appena 500grammi spaventato e pulcioso.
E come disse una mia zia:
- Io? Sposarmi? Mi basta un appartamento e un paio di gatti... -
L'ho scritto io alle 07:46
giovedì, 13 ottobre 2005
- Pensieri -
Diana ha il braccio sotto la testa. Stesa.
Ed i capillari del braccio non devono sentirsi esattamente a loro agio, schiacciati tra il cuscino e la testa.
O forse è la testa che non ne vuole sapere di questo braccio qui sotto, ed inizia a vendicarsi facendo pensieri strani.
Muta, fissa il muro di fronte...che poi è un modo come un altro per dire che non è li; non ora.
Ha una visuale un po' più alta in questo momento.
Vede il braccio sotto la testa, che è sotto il cuscino, le labbra leggermente dischiuse e gli occhi sgranati. Aperti, spalancati.
La mancina a posare il telefono. Di quello con i fili, che i cordless le fanno venire mal di testa.
Nella sua testa si apre un mondo, fatto di aule universitarie, congratulazioni, madre/padre/sorella/fratello, giacche ed una tesi sotto il braccio.
Poi qualche ricordo. Bello, meno bello.
Ed ancora schermate di messenger e documenti word, corretti, letti, passati e ripassati.
Sogni ed incubi, sempre gli stessi.
Una frase, che quasi non ricordava, detta con un sorriso ingenuamente malizioso:
- Adesso che siamo sicuri, te lo posso anche dire: son più contenta che non la dai a luglio, così non ho da lavorare e posso venire a vederti -
Altre frasi, come gli incubi, sempre le stesse: perchè, come mai, non è giusto.
Nell'armadio, una maglia comprata per caso. Davvero per caso. Bordeaux e con il collo risvoltato che fa intravedere le spalle.
Gli sarebbe piaciuta.
E Diana sicuramente la metterà altre volte, ma non sarà la stessa cosa.
E sto qui...dannazione, e ancora non capisco perchè tutto questo l'ho scritto in terza persona.
Il volere di estraniarsi da qualcosa che fa male.
La voglia di non parlarne se non per risolvere le cose.
E forse non è nemmeno tanto giusto che abbia scritto, oggi, di questo.
L'ho scritto io alle 13:32
domenica, 02 ottobre 2005
- Indigestioni -
E' un tempo un po' così.
Un tempo che la notte, quando spalanco gli occhi e fisso il soffitto, mi vien voglia di scrivere, ma non quella di alzarmi e prendere carta e penna.
E rimango lì, a fissare il bianco della vernice, incantata dal volo di una tenace zanzara che si porta dietro una minicoperta di lana, non perdendo nemmeno più tempo a ronzare.
Dicevo, mi vien da scrivere. Cose importanti, cose meno, cazzate direi se non fossi una Signora.
Le vedo nel mio cervello, vedo tutte le lettere che si compongono e vanno a posizionarsi per creare una parola, e poi una frase e poi...
E poi basta.
Si blocca tutto.
Finita l'introduzione, vedo il bianco sotto. E ancora bianco, bianco, bianco, come se il soffitto fosse diventato pavimento.
Poi, di nuovo lettere, parole e frasi.
Due righe.
Quelle finali s'intende.
Frasone ad effetto, che naturalmente adesso non ricorderei nemmeno sotto tortura. Frasone da conclusione appunto; di quelle che ti senti soddisfatto di aver messo l'ultimo punto.
Di quelle che chi legge, non può fare a meno di ringraziarti perchè gli hai aperto la mente, gli hai svelato uno dei segreti più profondi della sua esistenza.
Rimango così, con mille discorsi aperti e chiusi ma non sviluppati; la zanzara sotto la mia coperta e la certezza di aver perso un'occasione per star zitta.
E domani, si mangia leggero.
L'ho scritto io alle 13:23