martedì, 27 settembre 2005
- Antiche visioni -
Ed è luce pomeridiana dalle finestre semiaperte che ti accarezza il viso.
O forse è solo una scusa.
Mandibola dritta, lunga. Labbra carnose, schiuse.
Ci sono io sui tuoi angoli, sul tuo mento a disegnare ogni curva, ogni invisibile solco.
Con un dito forse, con le ciglia meglio.
E sei perfetto così.
Perfetto, ti amo.

L'ho scritto io alle 13:48
venerdì, 16 settembre 2005
- Settembre -
- E' un buon settembre, vero signorina? -
Inizia così la mia giornata. Una chiacchiera e via sulla riva.
Seduta a gambe incrociate, capelli sciolti e salsedinamente ricci, mossi dalla danza allegra della brezza, mi lascio bagnare da un mare gentile, che pochi metri prima, decide di imbiancarsi e sbattere sulla battigia.
Settembre è un mese strano. Una via di mezzo. Ne carne ne pesce direbbero i miei. Settembre è il mio mese. Chissà, forse avrò preso da lui.
Settembre è il rumore assordante delle macchine delle fabbriche che si rimettono in moto.
E' il viso stanco di un operaio che riprende il proprio turno quando fuori ancora è notte.
Settembre è l'agitazione di chi per la prima volta inizia la scuola, e la strafottenza di chi, ormai abituato ne approfitta per far di nuovo casino con gli amici, ancor prima di entrare in classe.
Settembre è la divisa blu dei bidelli, che odora di detersivo per i pavimenti.
E' la voce delle maestre che cercano l'attenzione dei più piccoli.
E' il profumo dei bambini, che accaldati e con le gote rosse, si rimboccano le maniche dei grembiuli, uscendo di corsa dalle aule.
Settembre è il viso di una ragazza dai capelli lisci e castani, che passeggia sulla spiaggia, cercando di ricordare, nella nebbia confusa dei pensieri, i tratti di chi è ritornato al proprio paese, alla propria vita.
E' il ricordo dei castelli e delle buche fatte, e delle persone che ci sono inciampate dentro.
Settembre è la malinconia di qualcosa che non sopportiamo e che già ci manca.

L'ho scritto io alle 14:07
giovedì, 15 settembre 2005
- ..quanto allo scrivere senza voler essere letti... -
" Scriviamo per farla finita con noi stessi, ma con il desiderio di essere letti, non c'è modo di sfuggire a questa contraddizione. E' come se annegassimo urlando: - Guarda, mamma, so nuotare! -
Quelli che gridano più forte all'autenticità si gettano dal quindicesimo piano, facendo il tuffo d'angelo: - Vedete, sono soltanto io! - Quanto a sostenere di scrivere senza volere essere letti (tenere un diario per esempio), significa spingere fino al ridicolo il sogno di essere contemporaneamente l'autore e il lettore.
Ecco cosa mi dicevo percorrendo rue Piat verso l'appartamento di Sonia sotto un sole che prometteva un autunno tranquillo. Venga, caro autore, l'ho letta, venga che ne parliamo. Mi irritava con quei suoi "caro autore", ma erano fatti apposta per irritarmi. Le sue due righe mi avevano messo nello stato di agitazione ambigua che ben conosco: curiosità di essere letto, vergogna di questa curiosità; desiderio di essere adulato, fastidio per questo desiderio; ricerca di critiche oggettive, affermazione di indipendenza: il tutto su uno sfondo di falsa modestia: Che importanza? Per chi ti prendi? E di interrogativi annoiati, conseguenza di un'educazione nevrastenica. Infatti per chi mi prendo e che importanza?
Insomma, mi facevo la mia depressioncina autunnale [...] "
Daniel Pennac
-Ecco la storia-
L'ho scritto io alle 09:05
martedì, 06 settembre 2005
- Paranoie da inizio anno scolastico -
[ Come se avessi 15 anni ]
Tempi strani. Tempi di transizione.
Anche la buonanima di Giovanni Paolo II doveva
essere un Papa di transizione.
-O forse era quell'altro...?-
Tempi in cui il tutto e il nulla si accavallano.
Il risultato? Nulla.
Strano che il tuo impegno e i tuoi risultati coincidano.
Nel nulla.
- Fai così, però fai anche questo, che poi... -
Ottimo. Se non ce la faccio ho perso un altro anno.
Tutto come sempre. Tutto come deve essere.
Amen.
Prima o poi mi verrà qualcosa di intelligente...
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E come sempre in questi casi, apro il diario. Il diario della mia Roma, quello della lontananza. Dentro, una striscia con su il tuo profumo. Annuso. Ti annuso. Le mie dita incollate al naso.
Domani. Domani quel profumo sarà di nuovo mio.
Domani per ricaricare le pile.
L'ho scritto io alle 20:07