lunedì, 11 luglio 2005
- Un fine settimana un po' così -
Puntuale come ogni 7 giorni di tutti i mesi e di tutti gli anni, è arrivato venerdì.
E con lui, fortunatamente, una telefonata a sorpresa...
Un' uscita nella quale non speravo più [un'altra direi] ed un -peccato non poter far tardi- dove il limite sono le undici e mezzo, mezzanotte.
Ancora più inaspettati, ma anche per questo graditissimi, dei girasole. Dei grandi, colorati e bellissimi girasole.
Una serata di calma, tra una pizza troppo grande e tutti i resoconti di quasi un anno di racconti prettamente telefonici.
Inevitabile tornare a parlare di tanti anni fa...ormai ne son passati 5. Inevitabile, ancora una volta, ridere per tutto quello che abbiamo fatto in quelle occasioni, e per quello che ci avrebbero voluto fare...una passeggiata su un lungomare affollatissimo di bimbe truccate da donne e bancarelle piene di luci.
Erano anni che non facevo una cosa del genere...
Il Sabato invece l'ho passato dietro una tastiera ed un microfono, una promessa di matrimonio con 200 invitati.
Da panico.
Non capisco cosa spinga due ragazzi [lei mia coetanea] a voler fare una festa del genere che serve solo ad esaurirsi...
Meglio non immaginare cosa sarà il matrimonio...
Domenica sera, all'insegna di quello che si può amabilmente definire -dolce&pariante perdita di tempo- dove dolce è la compagnia di un amico che mi presenta la fidanzata e pariante sono le risate che ci siamo fatti quando abbiamo accompagnato il resto della comitiva a casa e siamo rimasti noi due a bere il solito negroni sbagliato, servito nel solito tumbler dal solito cameriere.
Santa Voglia di Vivere...
...che non ti fa nascondere i post...
L'ho scritto io alle 12:15
sabato, 02 luglio 2005
- Condanne personali -
E l'immagine che ti rimanda lo specchio è sempre la stessa.
Intendiamoci.
E' cambiata.
In peggio ma è cambiata.
E sarà sempre quella per sempre.
P E R S E M P R E
E' strano come due parole, usate fino a quasi far rivoltare lo stomaco dagli innamorati, suonino in questo ambito, come una condanna.
Anzi: non come. Sono una condanna.
Per sempre...per quanto questo corpo possa reggere.
Lo chiamano disturbo alimentare lo chiamano.
Non c'è niente che vada in questo corpo.
Non sono bulimica perchè schifo troppo il vomito.
Disturbo del cervello. Altro che alimentare.
Anoressica? Nemmeno a parlarne.
Le anoressiche sono tutte pelle e ossa...dicono.
Dicono. E invece non è così.
Si è anoressiche nel cervello. Lo si è quando non ci si piace. Quando si trova qualsiasi scusa per non buttare niente giù che non sia acqua.
Si diventa anoressiche anche quando non hai niente da mettere. Quando non trovi niente che ti stia bene.
E quando lo trovi e magari in quei vestiti ti ci senti quasi normale, significa che ancora non hai fatto i conti con un'ombra, una vetrina, un paio di cretini che ti prendono in giro per strada.
Non è vero che bisogna avere grandi problemi per ritrovarsi nella categoria. Non è vero che il continuo parlarne ha fatto si che i ragazzi con disturbi alimentari aumentassero.
E' vero però, che ci sono soglie diverse da persona a persona.
Io una vita normale non ce l'ho più.
Forse non l'ho mai avuta.
Ultimamente un po' di più.
Ma andrò avanti.
Fin quando questo corpo me lo consentirà.
Finchè questo cervello non si giocherà le ultime carte.
Con il beneplacito di chi su questa terra mi ci ha depositata.
E con le lacrime di qualcun altro, che ha tentato in tutti i modi di aiutarmi.
Vorrei qualche abbraccio di più.
Qui e adesso.
Lenirebbe questa spaccatura
e magari mi aiuterebbe
a viverla più tranquillamente.
L'ho scritto io alle 21:28