

- Quando anche senza di me -
Dei verbi al futuro
"
Con le tue amiche
quando parli di noi
tu mi dipingi come un dio
quasi ogni giorno
perdi un sogno e non sai
se te li sto bruciando io
prova una volta a dirmi no
sbattimi fuori
troppe parole rimangono pensieri"
___________________________
Inizio ad odiare i verbi al futuro.
Cosa sarà mai questo squallido modo di parlare? Ma soprattutto a cosa serve?
Vedrò-farò-ci penserò-vedremo-faremo-ci penseremo
Un tempo messo su per illudere, far perdere tempo, ma soprattutto per minare lentamente sogni, ambizioni e progetti.
Non è più il momento di aspettare.
Voglio vivere.
Adesso Tutto.
Le parole sono aria per chi ancora non ha riempito tutto lo spazio che ci è concesso per avviare la trasformazione tra esseri umani e macchine disilluse.
E l'essere macchine poco pensanti è molto comodo.
Una botta di cinismo e tutto passa...
- 365 buoni motivi -
Per il resto è colpa dell'anno bisestile.
Siamo esseri umani. Esseri che intrecciano relazioni. Si scrivono, si amano, sono capaci di tessere legami più o meno solidi, più o meno deleteri per se e per gli altri.
Come se non ci fosse dato di essere soli.
Ci facciamo del male, costringiamo il nostro ego a sotterrarsi nelle pieghe già ammalate del nostro cuore, pur di avere qualcuno accanto.
E simili a cellule tumorali, i nostri dispiaceri mascherati da rassegnazione in nome di un qualche grande amore, si riproducono ora velocemente, ora più lentamente.
Ma son sempre li. Non si cura un cancro mettendo su una leucemia.
Autostima piegata, frantumata, calpestata per cosa?
Ci sono 365 buoni motivi per stare insieme alla persona amata.
C'è un solo motivo per rovinarsi il fegato.
Lo destineremo all'anno bisestile.
Si, quello che porta un giorno in più.
Ogni 4 anni.
- La seconda volta -
La Seconda volta si sentiva discriminata perchè si faceva un gran vociare attorno alla Prima volta, che con fare snob si pavoneggiava dell'esclusiva, concedendo interviste a chiunque gli andasse a genio.
Fu così che in una serata buia, Seconda attese che Prima rincasasse. L'attese sotto il portone di casa e con fare abbastanza minaccioso la convinse a parlare.
- Beh, vedi ogni qualvolta che qualcuno fa un qualcosa che non ha mai fatto dicono sia importante, sia più bello - disse Prima.
- Ma non è vero, e tu lo sai benissimo - ribadì Seconda.
Prima, che in fondo non era così boriosa come voleva apparire, annuì ed aggiunse che - lei non ci poteva fare niente, che era vittima del sistema romantico della società, che nelle prime volte c'è pure abbastanza stress... - . Alzò i tacchi nuovi, messi su quella sera, e se ne andò.
Seconda entrò in un pub. E si ubriacò. L'aveva già fatto due giorni prima. La sua prima ubriacatura se l'era procurata proprio insieme a Prima, e non le era sembrato niente di che.
Invece stavolta era li, seduta ad un tavolo a riordinare i propri pensieri, e riordinando riordinando, l'alcool scorreva e lei non se ne accorgeva.
Non se ne accorgeva perchè non era nuova all'esperienza. Era calma e serena e aveva tutta il bagaglio informativo di Prima per godere appieno di tutte le sensazioni.
Tuttavia Seconda aveva in se uno stato di rassegnazione tale, che la portava a pensare - che in fondo lei non avrebbe potuto farci niente, che la seconda sarebbe passata sempre furtiva, e nel caso in cui in una seconda ci sarebbe stato qualcosa di nuovo, sarebbe stata una Prima in Seconda -
Insomma, aveva capito che Prima era necessaria alla sua sopravvivenza.
Il giorno dopo, incrociò la sua rivale per strada. Salutò, ma appena le diede le spalle sghignazzò. A dire il vero anche abbastanza forte, tanto che Terza, Quarta e Successive, intente a prendere un caffè al bar, si girarono di scatto.
Quella notte Seconda aveva capito di essere la più importante, e la cosa le andava tremendamente bene; tanto che sulla sua porta scrisse così:
"Qui abita Seconda. Colei che non ha paura dello stress da prima volta, colei che è capace ancora di emozionarsi in tutto quello che fa"
Fosse per me, farei tutto una seconda volta.
- Una serata come un'altra [o almeno così sembrava] -
...se solo non ci fosse stato Bill Evans...
New York
Dicembre inizio anni '50
"Giornata fredda qui a NY. Siamo in pieno inverno e la neve scende copiosa. Ho un appuntamento stasera. La figlia di Mrs Redrol, ne hai ricordo?
Siamo cresciuti insieme e proprio ieri mi ha accordato un rendez-vous per le 20.
La porterò nel locale dove suona quel nostro amico. Ho sentito dire in giro che ha formato un trio niente male.
Ora vado, ti racconterò poi.
A presto."
____________________________
L'escursione termica tra la strada e la sala è paurosa. Coppie sottobraccio entrano con passo accelerato, perlopiù per difendersi dal vento polare. Si scendono un paio di scalini ed appare un nuovo mondo. Sedie e tavolini ordinatamente disposti a semicerchio, luci soffuse ed un incessante mormorìo di sottofondo, spezzato ogni tanto da rumori di stoviglie.
Il pianista, un tipo bianco, è stato accuratamente confinato assieme ai suoi compagni, vicino le cucine. Avrà abbondatemente modo di suonare prima di poter assaggiare la sua paga.
- Gli odori lo ispireranno - blatera ridendo il proprietario del club. E nella sua incessante risata smorzata da un sigaro posto a mezzo labbro, si sposta la giacca, che fa intravedere una lucidatissima colt.
Ed è musica. I piatti della batteria suonati come cimbali che creano atmosfera, quella giusta per spianare la strada al piano, che tuttavia non ne avrebbe bisogno. Il basso si darà da fare poi.
Una linea melodica abbastanza regolare, piacevole da ascoltare mentre si sorseggia un ottimo whiskey, che a dispetto delle temperature viene servito on the rocks - che per gustarlo bisogna farlo così - , ma io lo preferisco di gran lunga liscio.
Il regolare via vai dei camerieri non deve dare molto fastidio ai musicisti, visto quello che stanno riuscendo a produrre. Ogni tanto si leva una risata di donna; e l'accompagnatore è felice dell'aver scelto proprio quella scusa per portarsela in camera da letto.
Il pubblico apprezza la musica, e lo sottolinea con abbondanti scrosci di mani.
Finito l'ultimo pezzo, rimetteranno i cappotti e si incammineranno per la strada di casa. Il giorno seguente andranno a lavoro o poltriranno al caldo del camino, e forse parleranno di quei 3 che ieri suonavano al club. Forse no, forse l'alcool farà dimenticare loro tutto.
Tra qualche anno vedranno quello stesso pianista suonare con un trombettista nero. L'album che registreranno insieme sarà icona storica e feticcio di ogni ascoltatore di jazz.
Solo allora capiranno che quella non era una serata come un'altra...


La suoneria indiana per il numero indiano del co-co(ancora per poco spero)
-6...
teoria 


