Di un viaggio non ancora fatto
Orte-Orvieto-Chiusi-Arezzo-Firenze S.Maria Novella
Poco meno di 4 ore di intercity e sono fuori da queste quattro mura nominali. Quattro persone che non si accorgeranno nemmeno che son partita, pur avendo visto la prenotazione, in bella vista sulla scrivania, quella vicino al letto.
La strada ferrata fino a Roma, mi è fin troppo familiare. Guardo fuori dal finestrino, tanto per dare una direzione ai miei occhi. I nomi delle stazioni si deformano al nostro passaggio, ma è tutto fin troppo soggettivo.
Chi è li fermo, lo vede ben piantato il cartello azzurro, questione di punti di vista.
La campagna della periferia romana d'estate mi ha sempre messo una tristezza assurda, ma stavolta non mi tocca. Stavolta non resterò li, sono in viaggio...e cammino restando seduta nel posto assegnatomi da quel tipo strano della biglietteria.
Non che fosse poi così strano, ma la custodia nera di un clarinetto che faceva capolino dietro la sua sedia, faceva la sua inquietante figura.
Ho immaginato che lo suonasse nel preciso istante in cui un transito riscaldava, seppur per pochi attimi, la rotaia locale. Così, giusto per non farsi sentire, giusto per assaporare il legno dell'ancia.
Il viaggio, quello vero, inizia adesso. Quasi mi dispiace non aver preso un diretto. I colori dei paesi e dei campi si mescolano come in un quadro di Vincent.
Gente vestita a modo nel mio scompartimento. Una madre con una bambina di poco meno di 14 anni, con relativo cellulare attaccato al collo. Strana moda. Lei [la quattordicenne, che se la chiami bimba si offende], è li, e con una tecnica a dir poco favolosa, compone con una sola mano, sms a velocità spaventosa.
Ed io ringrazio la bimba che finalmente mi ha fatto capire del perchè ci hanno dotati di pollice opponibile.
Vicino, una ragazza della mia età, presumibilmente italiana, che a tratti legge un qualcosa di King. Ogni tanto mi guarda, ed aspetta solo che tolga le cuffie del mio lettore cd, per attaccare bottone.
Ma io non ho nessunissima voglia di parlare.
Son partita sola...ci sarà un motivo no?
Un pazzo va avanti e indietro, mandando a quel paese chiunque incroci il suo sguardo. E' divertente, e poi porta con se una radiolina di plastica, spenta, e canta spostando le frequenze, della radio...spenta.
Quando passa vicino al mio posto, gli cadono degli improbabili occhiali da sole. Li raccolgo e glieli porgo senza dire una parola. Lui mi guarda e stranamente non mi arrivano improperi, ma un flebile -grazie-.
Ci siamo, Firenze è vicina, me ne accorgo dai passeggeri che iniziano ad agitarsi ed alzarsi, avendo cura di non dimenticare nessun bagaglio.
Non corro pericoli di questo tipo. Ho uno zainetto e un borsone da piscina per gli abiti.
Vado con calma, aspetto che lo scompartimento sia vuoto. Gli do un'ultima occhiata e scendo le scalette.









La suoneria indiana per il numero indiano del co-co(ancora per poco spero)
-6...
teoria 







